Pittori e scultori

Numerosi affreschi e dipinti adornano ed impreziosiscono non solo le chiese più grandi ed importanti della provincia, ma anche gli edifici parrocchiali dei piccoli paesi sparsi sul territorio.

 

AMEDEO TRIVISONNO

TrivisonnoMariaAssuntacopia.jpgL'artista che maggiormente ha lavorato in provincia e in tutta la regione è stato Amedeo Trivisonno. Campobassano di nascita, noto per lo più solo ad un pubblico di specialisti, è stato il più significativo artista molisano del secolo scorso. Nato nel 1904 effettuò i suoi studi a Campobasso, trasferendosi a Roma dove rimase fino al 1924 per frequentare l’Accademia delle belle arti e dove ritornò dal 1929 al 1931. Contemporaneamente si perfezionò a Firenze, iniziando già da giovanissimo a lavorare negli ambienti ecclesiastici. Tornato a Campobasso nel 1927 sposò Maria Rosaria Barletta e si  trasferì ad Isernia per qualche tempo. Visse anche al Cairo dove insegnò pittura nella scuola d’arte italiana e dove dipinse diverse chiese; rimase in Egitto fino al 1967, tornando ogni anno in Molise per eseguire affreschi. Nel 1967 si trasferì a Firenze con la famiglia e dove insegnò fino al 1975, continunado le trasferte in Molise per la realizzazione di opere d'arte. La sua ispirazione continuò a farlo lavorare fino all’ultimo, infatti terminò il suo ultimo autoritratto quindici giorni prima della sua morte, avvenuta a Firenze nel 1996.

Tratto distintivo di Trivisonno è la rinuncia di modelli astratti di bellezza per le sue opere, a cui preferiva la realtà dei volti segnati dei suoi compaesani.  «In tanti anni di intenso lavoro è rimasto al di fuori delle correnti artistiche succedutesi dall'impressionismo in poi, convinto che l'arte abbia bisogno di un linguaggio, in cui realtà e pensioro riascano a convivere e a comunicare con immediatezza con il pubblico.» (C. Carano)

Nel 1927, appena ventitreenne, fu incaricato di affrescare la cupola, le pareti, la volta della navata centrale e del presbiterio della Cattedrale di Isernia. Molto suggestiva è l'opera creata sulla cupola, che presenta caratteristiche barocche nel moltiplicarsi dei personaggi e nella dinamica delle figure. La composizione presenta la "Gloria della Vergine Assunta in cielo", in cui Maria ascende al cielo accompagnata da una schiera di angeli musici in festa, e viene osservata in basso dagli apostoli, da alcuni profeti ed altri personaggi biblici.

A Venafro nel 1949 dipinse a tempera la volta della chiesa di San Nicandro e del presbiterio, che custodisce i corpi dei santi martiri Nicandro, Marciano e Daria. Il ciclo di affreschi rappresenta alcune scene fondamentali della vita dei santi: “Martiri dinanzi al giudice”, la “Decapitazione di San Nicandro”, la “Gloria ed il trionfo dei martiri Nicandro, Marciano e Daria”. Al coro riservò l’affresco di San Francesco e di S. Antonio di Padova e alla volta del Presbiterio, al centro, l’”Agnello mistico” e ai lati i quattro “Evangelisti”. Nel 1949 lavorò presso la chiesa parrocchiale del S.S. Salvatore di Cantalupo, dove si possono ricordare la "Trasfigurazione di Cristo", il "Battesimo di Cristo" e il "Cristo crocifisso".

Nell’ultimo periodo di attività lavorò a Castelpetroso nella raffigurazione dei dolori della Madonna Addolorata: prima nei sette riquadri della Chiesa di San Martino Vescovo, poi con le grandi tele del Santuario della Madonna Addolorata. Nel 1977 dipinse su tela alcuni episodi della vita di San Nicola, Santa Lucia e Sant'Antonio nella chiesetta di San Nicola di Castelpetroso.

 

CHARLES MOULIN

 

«A parte l'abbigliamento davvero singolare e la sua scelta

di vivere nella solitudine di cime impervie, al limite di estesi

boschi di faggi, per cui l'avevano soprannominato

l'Orso delle Mainarde, ciò che colpiva era la sua spontaneità

primordiale, il suo esprimersi in un linguaggio semplice

chiaro trasparente, evangelico». (A. Izzi Rufo, 1998)

Charles Moulin, pittore francese, era nato nel 1869 a Lille, città della Francia nord settentrionale. Durante la sua carriera aveva lavorato anche con Henri Matisse, al quale era legato da una forte amicizia. Giunse per la prima volta in Italia nel 1896 grazie ad una borsa di studio dell'accademia di Francia "Le prix de Rome".

Nel 1911 giunse a Castelnuovo, frazione di Rocchetta a Volturno, per effettuarvi un breve soggiorno, incuriosito dalle descrizioni che ne aveva fatto il castelnovese Nicandro, suo modello a Lille: ma ammaliato dalla bellezza del territorio e dalla tranquillità dei luoghi, decise di rimanervi per tutta la vita. La sua fu una scelta radicale, intraprese infatti la vita da eremita in una piccola capanna costruita con le sue mani su Collerosso. «Tra due grossi sassi, ricoperta di muschio ed erba, si trova la capanna di Moulin… Un’architettura unica in un luogo incantevole; un angolo paradisiaco della crosta terrestre che solo l’occhio e l’intuito di una grande mente potevano scovare» (op. cit.).

Immerso nella natura, abbracciato dalla pace e dai caldi colori dei boschi, dipinse numerosi quadri.  Non lasciò più quei luoghi, tranne che per brevi viaggi che compì in Francia e negli Stati Uniti per  ritirare premi e fare esposizioni. Ormai novantenne, decise di lasciare la sua capanna per tornare in paese, dove fu ospitato per un breve periodo da un famiglia di Castelnuovo. Quando le sue condizioni fisiche peggiorarono, fu ricoverato per un breve periodo in una clinica di Isernia, e poi presso l’ospedale civico, dove morì nel 1960.  Le sue spoglie riposano a Castelnuovo al Volturno nella cappella della famiglia Rufo.

E' stato definito romantico, realista, impressionista, purista, pittore classico e al tempo stesso di tendenze moderne. La maggior parte delle opere di Charles Moulin sono difficili da rintracciare, perchè rinnegando il denaro, regalava i suoi quadri a gente comune in cambio di una minestra calda o di legna da ardere.  Per lo più si trovano in collezioni private: ritratti di donne e uomini, figure di  innamorati immersi nel verde dei boschi in cui visse, numerosi quadri  raffiguranti i piccoli centri delle Mainarde, rappresentazioni della natura «di cui era innamorato e che ha voluto mostrare agli uomini, in tutta la sua divina bellezza» (op. cit.).

Alcuni dipinti sono custoditi nei musei di Versailles e di Lille, mentre presso il Museo delle Memorie a Rocchetta a Volturno sono esposte due sue opere, in cui rappresentò Castelnuovo bombardato dagli americani nel 1944.

Charles Moulin - Castelnuovo e Monte Marrone

 

GIULIO MONTEVERDE

Giulio Monteverde, scultore e politico, nacque a Bistagno, in provincia di Alessandria, nel 1837. E’ stato uno dei maggiori interpreti delle tendenze estetiche dell’Italia borghese. Iniziò la sua attività artistica come intagliatore di legno, effettuando una cospicua produzione di crocifissi. Si perfezionò presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, dove coltivò la sua inclinazione per la scultura. Le opere monteverdiane esprimono un forte realismo e l’intento di concretizzare l’idea positivistica di progresso. Ebbe grande successo in Italia e all’estero, ed in particolare fra gli emigrati italiani in America. Morì a Roma nel 1917.

Fra le sue opere più famose vi sono il "Colombo giovinetto", in cui è ritratto il navigatore genovese ancora fanciullo, scultura che confermò l’artista sulla scena internazionale; il "Genio di Franklin", rappresentante l’inventore da giovane seduto su un comignolo, stretto ad un parafulmine, con il corpo e il volto contratti da un impulso elettrico; Jenner inocula il vaccino del vaiolo al figlio, in cui colpisce l’ossimoro fra la grave concentrazione dello scienziato, combattuto tra la certezza della sua scoperta e la paura di apportare danno al figlio, rispetto alla leggerezza della figura del bambino che ha in braccio.

Un’importante opera dell’artista è conservata nella chiesa di Sant’Emidio di Agnone. Si tratta di un bellissimo crocifisso in gesso dipinto, posto su un altare, risalente ai primi anni del 1900. L’opera colpisce per il forte potere evocativo dell’immagine sofferente del Cristo, resa con particolare verismo, che infonde nell’osservatore un forte sentimento di pietà e compassione.

 

GIOVANNI DUPREE’

Giovanni Dupreé è stato uno degli scultori di maggiore spicco in Italia. Senese di nascita, fu spinto all’arte dal padre intagliatore di legno, e studiò arte a Firenze, riscuotendo un sempre crescente consenso. A soli venticinque anni, nel 1843, scolpì un Abele moribondo in marmo, acquistato dallo zar di Russia e ora esposto all’Ermitage, che colpisce per i bellissimi profili del corpo e del volto.

L’anno successivo realizzò un Caino che però non risultò essere all’altezza della sua precedente opera, sempre conservata all’Ermitage. Presso gli Uffizi realizzò una statua di Giotto e una di Sant’Antonino. Nella Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma si trova la Saffo abbandonata, mentre l’opera che da alcuni è considerata il suo capolavoro è la Pietà, realizzata nel 1867 per la cappella della famiglia Bichi Ruspoli presso il Cimitero della Misericordia di Siena, che meraviglia per la sua intensa capacità espressiva.

Ad Agnone si trova una bellissima statua di Duprè raffigurante Cristo morto ed una statua in marmo di San Francesco. Le opere sono poste all’interno della chiesa di Sant’Emidio, in cui si trovano anche alcune opere della figlia dell’artista, Amalia. Le statue in terracotta dell’Addolorata e di Cristo morto ed il prezioso fonte battesimale presenti nella chiesa sono stati realizzati dalla Duprè. Una curiosità riguarda la scultura del Battesimo di Gesù realizzata sul fonte battesimale: l'artista diede al Battista il volto del padre Giovanni.

 

PAOLO GAMBA

Paolo GambaTra i maggiori pittori molisani del diciottesimo secolo, Paolo Gamba nacque nel 1712 a Ripabottoni, dove morì nel 1782. Le sue opere sono conservate in varie chiese molisane, pugliesi, abruzzesi, della Basilicata e del Lazio. Fu avviato all’arte dal padre Giambattista, alle cui opere si ispirò per la realizzazione di alcuni dipinti. Dal 1731 al 1736 circa, studiò a Napoli alla scuola di Francesco Solimena, dove approfondì lo studio del nudo, della prospettiva e delle tecniche pittoriche, rimanendo affascinato dagli effetti chiaroscurali. Condizionato dall’Illuminismo e dalle tendenze del momento, tentò di superare alcune vecchie strutture di origine medievali, rivivendo criticamente la tradizione classica e tentando nuove formule artistiche.

Una delle opere che maggiormente rispecchia l’influenza della scuola napoletana è “La caduta degli angeli ribelli”, presente nella chiesa di San Francesco di Agnone. La composizione colpisce per la luminosità della parte alta del dipinto, in cui sono ritratti Gesù fra gli angeli, l’Arcangelo Michele e altre creature celesti che scaccia i diavoli dal Paradiso, contrapposta ai colori scuri della parte bassa, dove stanno gli angeli ribelli caduti e Lucifero riverso con le spalle su di un macigno. Nella stessa chiesa sono presenti altri affreschi di Gamba, nella cupola quattro medaglioni raffiguranti i profeti Amos, Giona, Daniele e Geremia, sulle pareti del transetto le virtù, le opere “Morte di San Francesco”, “Alchimelech che dona il pane sacro a Daniele” e sui quattro pennacchi gli Evangelisti.

Una tradizione molto sentita e diffusa tra la popolazione, vuole che Paolo Gamba abbia utilizzato il suo profilo per i diversi ritratti di San Luca. Confrontando i volti dell’Evangelista presenti ad Agnone e a Larino ne è evidente la somiglianza: San Luca viene dipinto come un pittore, con la tavolozza in mano, nell’atto di ritrarre la Madonna con il Bambino.

Nella Chiesa di Santa Croce, sempre nella città di Agnone, si trova il suo bellissimo dipinto su tela del 1761 “I serpenti velenosi ed il serpente di bronzo”, in cui riporta l’avvenimento biblico riguardante la vita di Mosè. Per i pregevoli affreschi e dipinti su tela da lui eseguiti, la chiesa di Ripabottoni è stata dichiarata “edificio di interesse nazionale”.

 

VINCENZO UCCIFERRI

 

"… Tutto per me è muto, tranne la tela che a tratti interloquisce

meco e conforta la mia incomunicante solitudine.”

 

Vincenzo UcciferriNato ad Isernia nel 1953, aveva frequentato l’istituto d’arte “Manuppella” nel capoluogo pentro e si era trasferito a Firenze per studiare all’Accademia delle belle arti ed a Napoli, dove si diplomò. Nel 1972 ha tenuto la sua prima mostra. Il successo è stato immediato ed ha esposto le sue opere in Italia e all’estero, in centinaia di personali e mostre collettive. E’ morto prematuramente nel 2007, a soli cinquantaquattro anni.

Hanno detto di lui:

Gabriella D'Henry e Carlo Peretto
"…Le tinte di Ucciferri ricompongono un insieme del passato dal quale non possiamo sentirci estranei. La nostra storia, quella di tutti i giorni, dipende anche da questo uomo preistorico, un personaggio già allora di successo se è vero che ora siamo in grado di raccontarne la vita…"

Sabino d'Acunto
"…Questo artista istintivo e immaginifico dice di essere un "verde", un pittore ecologico per intenderci (…) Il messaggio di Ucciferri è, forse, tutto qui, in questo condensato di apoteosi di idee, di colori, di forme, di spazi. Un messaggio che è anche un ammonimento per chi di questa natura fa scempio…"

 

DOMENICO RAUCCI

Domenico RaucciNato a Isernia nel 1932, Raucci ha effettuato i suoi studi di pittura a Napoli. Ha vissuto per diversi anni a Pistoia, dove ha insegnato arte in varie scuole e ha realizzato gran parte delle sue opere.

Numerose sono le tele che ha dedicato alla sua terra natale, alcune delle quali sono esposte nella sala del Museo Raucci, che la città di Isernia ha deciso di allestire in alcuni ambienti di Palazzo San Francesco, sede dell'attuale municipio.  "Paesaggio molisano", "Panorama di Isernia visto da Miranda", "Paesaggio molisano sul fiume Vandra", sono solo alcune delle bellissime opere presenti nel museo, oltre a varie nature morte, ritratti di donne, paesaggi toscani e tunisini.

 

ANTONIO TAMBURRO

Antonio Tamburro nasce a Isernia nel 1948, dopo la scuola d’arte frequenta l’Accademia di Belle Arti di Napoli e successivamente si iscrive a quella di Roma.

Nel 1968 inizia una collaborazione con lo scenografo Senerchia per la realizzazione di molte sue scenografie. Nel 1971 dipinge le parti mancanti degli affreschi realizzati dal pittore Trevisonno, nella chiesa di Sant’Anna in Cantalupo del Sannio. Sempre nello stesso anno realizza la prima personale alla galleria il Carboncino di Campobasso. Nel 1972 si trasferisce a Perugia, dove esordisce con una personale a Palazzo Comunale. In questi quadri c’è un richiamo alle sue origini, dove è evidente il forte e impetuoso gioco cromatico di influenza impressionista.

Le sue opere sono state esposte in diverse mostre personali e collettive, nelle maggiori città italiane e all’estero. Nel 1988 inizia un ciclo pittorico sul tema il ciclismo, seguito dal catalogo “Le biciclette di Tamburro” curato da Jean Pierre Jouvet. Nel 2006 realizza per la Gazzetta dello Sport il logo della maglia rosa, simbolo del novantesimo giro d’Italia, con un’opera dal titolo “l’energia del giro”.

Antonio Tamburro

 

GIOVANNI RUGGIERO

Nato ad Isernia nel 1892, Ruggiero compì gli studi a Napoli presso l’Accademia di Belle Arti. Si specializzò nell’arte dell’incisione e della pittura e lavorò per diversi anni al quotidiano Il Messaggero, in qualità di illustratore.

Le sue opere evidenziano una pittura colta, ispirata a Cezanne, suo maestro ideale, dal quale imparò a definire i volumi, l’uso del colore e della luce, elementi peculiari della sua arte. Fra le sue opere più suggestive di ricordano l’olio su tela “Dopo la sagra” e l’olio su tela “Soldato ferito”.

Nel 1971 morì a Roma, all’età di settantanove anni.

 

ANTONIO VENDITTI

Nacque a Monteroduni nel 1914 e morì a Napoli nel 1981. Si formò alla scuola di Monteleone a Napoli, dove studiò arte e si specializzò nella scultura. In molte sue opere si ricollega alle radici antropologiche della civiltà contadina, reinventando e reinterpretando con sensibilità e con un occhio moderno i riti e i miti del mondo arcaico molisano.

Agli anni Trenta risale la scultura “Il fidanzamento” dove al centro è presente la neo-coppia e intorno gli invitati e la scultura post-cubista “La volata”, con un gruppo di ciclisti di spalle. Nel 1948 partecipò alla Biennale di Venezia con la scultura “Donna che si pettina”.

 

LEO PAGLIONE

Nato a Capracotta nel 1917 è vissuto a Campobasso, dove ha operato nel campo della pittura fino alla sua morte nel 2004. Allievo di Trivisonno, lavorò con il suo maestro diventando un pittore molto rinomato e stimato.

Nella chiesa di Carpinone di San Rocco eseguì alcuni affreschi nel 1951. Nel 1962 lavorò per la chiesa di madre di Capracotta e di Santa Maria Assunta di Carpinone.

Non fu esclusivamente un pittore del sacro, ma effettuò numerosi paesaggi, nature morte, ritratti, per la piccola e media borghesia molisana, raggiungendo ottimi risultati attraverso l’uso sapiente del colore e della luce.

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