L'artigianato

campane di Agnone
 
campane di Agnone
Campane

Le campane di Agnone, i ferri taglienti di Frosolone, i pregiati merletti al tombolo di Isernia, le zampogne di Scapoli, le lavorazioni in ferro battuto, in legno, in ceramica, vetro e tessuto, sono alcune delle espressioni artigianali tipiche della provincia di Isernia. Caratterizzato da un forte attaccamento alla tradizione e alla volontà di valorizzare la semplicità dei propri prodotti, l’artigianato pentro è fiorente e offre la possibilità di ammirare l’abile lavorio dei maestri all’interno delle loro botteghe.

Un posto di rilievo meritano le campane di Agnone, la cui arte, risalente al III secolo d.C., ha qui raggiunto tecniche lavorative uniche ed eccellenti ma sempre rispettose della tradizione, guadagnando ampia notorietà. Numerose le campane prodotte dalla Pontificia Fonderia Marinelli che hanno raggiunto le diverse parti del mondo suggellando momenti importanti della storia molisana e non, a conferma di quanto già scriveva Francesco Jovine nel … in … : "I fonditori di campane e i ramai di Agnone hanno fama mondiale...".

Remota è anche la lavorazione del ferro battuto. In antichi documenti gli artigiani dediti a quest’arte erano detti o fabbri ferrai, o centrallari. La differenza tra le due figure era sostanzialmente nella tipologia degli oggetti prodotti: i primi erano specializzati nella lavorazione artistica di balconi, cancelli, forme per ostie e pizzelle (dolci tipici di Agnone); i secondi lavoravano le centrelle, ossia chiodi di diversa lunghezza usati, i più piccoli, per le scarpe e, i più grandi, per ferrare gli zoccoli di cavalli e muli ( i centrelloni). Una terza figura di fabbro ferraio era quella del chiavettiero, specializzato nella produzione di chiavi artistiche per le serrature dei portoni. 

Tra folklore e artigianato, famosa è poi l’arte delle zampogne. È Scapoli, con i suoi numerosi artigiani, costruttori e suonatori di zampogne, la patria di questo antico strumento a fiato legato alla cultura contadina e pastorale. Una leggenda narra che il sannita Turno, soldato romano, provetto zampognaro ed eroe, offrì a Giulio Cesare il sistema per mettere in fuga i Britanni. Un centinaio di soldati romani fecero spaventare i cavalli del nemico con il suono stridulo della zampogna vincendo così la battaglia. In realtà, a Scapoli come in tutto il Molise, non vi sono testimonianze storiche precise sull’uso musicale della zampogna e sulla relativa produzione artigianale, ma nel piccolo centro della valle del Volturno è celebrato ogni anno l’ormai pluridecennale e imperdibile Festival della Zampogna che richiama migliaia di persone, musicisti e non, provenienti da più parti del mondo.

Addentrandosi nei vicoli del capoluogo pentro (Isernia) è ancora possibile ascoltare il caratteristico tintinnio dei fuselli maneggiati con maestria dalle donne isernine. L’arte del merletto a tombolo risale ai primi del 400 e la tradizione vuole che siano state le suore spagnole del convento benedettino  di S. Maria delle Monache a diffondere tra le loro educande quest’arte. Il primo documento attestante la produzione di una trina a tombolo prodotta dalle religiose del convento risale al 1503. Questi ricami erano amati dalla regina Giovanna III d’Aragona, che aveva avuto come appannaggio matrimoniale la città di Isernia da re Ferrante. La regina, oltre ad esserne grande ammiratrice, volle imparare personalmente, sotto la guida delle popolane isernine, a lavorare al tombolo. Ricami rinomati in tutto il mondo perché lavorati con un filo di produzione locale di colore avorio e sottile che rende il prodotto assai elegante.

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